CHRISTIAN ZANOTTO

Visioni al confine

Luisa Mazza - Gocce riflesse // Christian Zanotto - Come in cielo così nello specchio

in collaborazione con Red Stamp Art Gallery - Amsterdam


Non è facile che due artisti decidano di presentare insieme e in un unico ambiente le loro creazioni trasformandole in un’opera unica, stabilendo così d’iniziare un dialogo che unisca le loro distinte poetiche creative. Luisa Mazza e Christian Zanotto hanno accettato questa sfida per interferire l’una con l’opera dell’altro e dimostrare che lo spettatore può così passare ad un altro piano dimensionale della materia, sia fisica che virtuale, in una sorta di costellazione concettuale dalla semplice pulizia estetica, in cui non solo si focalizza ciò che è percepito superficialmente, ma in cui anche si sintetizza la complessità visiva delle strutture fisiche.
Luisa Mazza incentra la sua creatività principalmente nell’ambito della scultura, caratterizzandosi per la sua complessità e sofisticatezza sia formale che concettuale. Il suo lavoro transita la problematica della rappresentazione e adotta una prospettiva in cui emerge con forza un
orientamento simbolico. Infatti i suoi progetti artistici recenti si caratterizzano per l’articolazione delle materie come per una sorta di commentario sopra il processo di trasformazione sociale, in cui usa materiali industriali o materiali naturali, ossia manipolati dall’uomo, come i vetri soffiati, il plexiglass o gli acciai, simulando strutture semirigide che fluttuano o rimangono magicamente sospese nello spazio. Attraverso la coniugazione delle materie e della struttura architettonica dei suoi lavori raggiunge in questo modo una specie di cortocircuito della trasparenza e delle forme che rappresentano nelle sovrapposizioni spaziali i conflitti e le contraddizioni del nostro presente.
Da parte sua, nei suoi ultimi lavori, Christian Zanotto investiga le relazioni tridimensionali delle immagini con l’immagine e i giochi di luce nello spazio, specialmente attraverso l'olografia e le sculture virtuali. Paradossalmente, una preoccupazione costante nella sua opera, è quella del corpo umano, soprattutto nella sua dimensione suggestiva, proprio erotica. Questi due piani della realtà, così apparentemente contrastanti, costruiscono una genuina tensione e sintesi tra il supporto reale e la virtualità che vi abita.
In questo caso il gioco tra la natura e l’artificio si sintetizza in una sorta di angeli cibernetici di ambiguo erotismo rinascimentale che, come serafini, ci portano dall’alto il trascendente messaggio che tutto è Eros. Lo spirito e la carne si vestono di un’apparenza metallica vicina e allo stesso tempo mediata, come l'inevitabile evocazione pop dei fumetti o dei videogiochi, in una dimensione ironicamente cosmica che affascina, strania e allo stesso tempo intrattiene.
La dinamica ed evanescente virtualità, molto concreta, di Christian Zanotto incontra, nella complessa trasparenza dell'opera di Luisa Mazza, un gioco traslucido di universi che divengono, nello stesso modo in cui un caleidoscopio ci evoca quelle multiple e policrome scintille divine isolate che emergono dall’Uno neoplatonico: il velo di Maya degli induisti, desacralizzato e risacralizzato in questo incontro unico tra una luce così surreale e la sua diafana elaborazione. Il lavoro della cultura è portato alla sua massima espressione, in quanto l’artificio manierista si fonde con il suo uguale e contrario in un delicatissimo equilibrio. Un equilibrio tra il sublime e il pedestre che sospende e incanta i nostri sentimenti per raggiungere, nell'immanenza e nella trascendenza, come nelle cattedrali gotiche nel Medioevo, l’esperienza pura e ineffabile dell’Arte
.

Massimo Scaringella

 

 

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